Per “ricavi ancillari” s’intendono quei servizi che una volta, quando non esistevano ancora i vettori low-cost, erano inclusi nel biglietto: il posto a bordo pre-assegnato, il bagaglio da stivare o il suo peso in eccesso, bevande fredde e pasti caldi. Poi è arrivata Southwest Airlines (clicca qui) e le compagnie aree hanno scoperto un nuovo modello di business. Ovvero, quello che non è incluso nel biglietto, si paga. La statunitense Idea Works ha misurato che nel 2011 le compagnie aeree hanno venduto servizi scorporati dalla tariffa base, sui quali richiedono le ancillary fee, per 18 miliardi di euro, il 66% in più rispetto al 2010. Americane le prime tre compagnie per ricavi ancillari: United-Continental con 4,1 miliardi, Delta con 2 miliardi e American Airlines con 1,7; seguono, non immediatamente, anche le low cost leader in Europa: easyJet con 890 milioni di euro e Ryanair con 886 milioni. Le ancillary permettono di compensare, parzialmente, le perdite che i vettori continuano ad accumulare soprattutto a causa di caro-carburante e delle tasse aeroportuali (clicca qui – link a notizia Ryanair taglia le rotte verso Spagna e Grecia). Tra gli articoli di consumo venduti a bordo (cuscini anti-stress, prese universali, giochi per i bambini ecc.) ce n’è uno che sta andando particolarmente bene: la sigaretta elettronica, che permette (a caro prezzo, il kit costa qualche decina di euro) ai fumatori incalliti di non andare in crisi di astinenza. Il verbo però non è fumare, ma “svapare” (perché è vapore acqueo e non fumo, quello espirato dall’incallito di cui sopra.