Ecco un estratto dall’articolo del 31 agosto 2025 redatto dal giornalista specializzato Leonard Berberi del Corriere della Sera:
Nel 2024 i Paesi europei hanno visto sparire 1,5 milioni di voli domestici rispetto al periodo di picco che, per molti, è stato il 2007. Da allora è iniziato il declino. Compensato in parte dall’utilizzo di aerei con più sedili (la capienza media è passata da 115 a 154).
Ma come mai i voli nazionali calano? I motivi sono diversi. Il taglio è in parte dovuto all’introduzione ed espansione dell’alta velocità ferroviaria che ha drenato traffico (si pensi alla direttrice Milano-Roma-Napoli o alla Madrid-Barcellona). Le low cost anche hanno influito: in passato, i passeggeri delle città medio-piccole dovevano fare scalo nell’hub del proprio Paese (ad esempio da Bari a Roma) per imbarcarsi sui collegamenti internazionali. Con i voli punto a punto dagli scali secondari offerti da Ryanair, easyJet, Wizz Air, Vueling, Volotea si può volare direttamente verso centinaia di destinazioni, evitando i transiti.
Nel frattempo sono fallite decine di aviolinee regional, vitali a garantire i collegamenti locali. E se il “flight shaming” (in particolare nel 2017-2019) ha reso più sensibili le aziende, spingendole a ridurre i voli brevi per attenuare le emissioni di anidride carbonica, la pandemia e il ricorso allo smart working hanno dato un’ulteriore spinta a organizzare gli incontri non essenziali su Teams e Zoom e non più in presenza.
Arriveremo alla sparizione dei voli domestici? Per alcuni Paesi, come l’Italia, questo non succederà. Perché tra limitazioni geografiche, presenza di isole e oneri di servizio pubblico (come la continuità territoriale con la Sardegna) ci sarà sempre l’esigenza sociale di assicurare la mobilità dei propri abitanti.





