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pub_ryanair.jpgSe Ryanair  non ci fosse bisognerebbe inventarla, non fosse altro che per la quantità di notizie sfornate di continuo, sui temi più disparati. flyn-loghetto.gif di marzo ne cita solo due: la prima “alta” (la revisione del business model), la seconda “bassa” (gl’improperi scambiatisi O’Leary e Riggio dell’Enac). Sembra superato il modello low cost sul quale Ryanair ha basato le sue fortune, hanno detto i suoi (interessati) competitor in occasione del World Low-Cost Airlines Congress 2009 di Barcellona. A causa della crisi economica, Ryanair si trova ad affrontare un calo di traffico, ma nonostante questo deve continuare a crescere ad ogni costo (poiché questo è l’unico modo per ridurre i costi unitari) e a incrementare il numero di passeggeri. Questo sia per raggiungere i target concordati con i gestori aeroportuali (e ottenere i contributi da questi elargiti), sia per incrementare le ancillary revenues, che ormai contribuiscono al 20% delle entrate. Meno passeggeri significa meno ancillary revenues, quindi Ryanair deve mantenere elevato - a ogni costo - il load factor dei propri voli. Per farlo, la leva più semplice è il prezzo: tagliando i prezzi dei biglietti, però, la compagnia ha registrato un calo del 17% del ricavo unitario. Fondamentale reperire nuove fonti di reddito, quindi.

Ecco quattro opzioni:

1.  aumentare le tasse per i passeggeri: nel 2009 Ryanair ha costantemente aggiunto nuove tasse, dall’obbligo del check-in online (facendo pagare profumatamente la stampa della carta d’imbarco in aeroporto) alle penali in caso di modifiche del documento presentato in aeroporto rispetto a quello registrato on line, senza parlare dei bagagli stivati, sempre più cari. Le altre low cost hanno criticato la compagnia per questi nuovi costi “punitivi” e per gli oneri “nascosti”, lamentando una “percezione” negativa delle low cost da parte del pubblico, ma - ovviamente - Ryanair se ne infischia e medita di far pagare anche l’utilizzo della toilette in volo...

2.  spremere più denaro dagli aeroporti e dalle Regioni: molti aeroporti (Alghero, ad esempio) hanno praticamente ricevuto un ultimatum da Ryanair, non tutti hanno accettato, ma la perdita è grave.

3.  congelare i salari dei dipendenti: questa è una policy abituale, ma certo non fa felici i dipendenti (e di conseguenza - forse - neanche i passeggeri...

4.  comprare nuovi aerei a basso prezzo: questo era già avvenuto dopo l’11 settembre, è stato uno degli elementi del successo attuale di Ryanair ed  è il punto centrale delle attuali discussioni con Boeing; intanto Ryanair corteggia altre aziende e minaccia di cancellare ordini alla Boeing.

La polemica Ryanair-ENAC (l’ente del controllo di volo guidato da Guido Riggio) ha incendiato gli animi a cavallo tra 2009 e 2010. O’Leary non le ha mandate a dire, vedi nella rubrica IPSE DIXIT.Per i passeggeri dei voli interni, ENAC sollecitava la compagnia ad accettare svariati documenti di riconoscimento (comprese licenze di pasca o di caccia), Ryanair pretendeva di accettare solo la carta d’identità, al punto da minacciare la cancellazione di molti voli nazionali. La querelle si chiudeva a gennaio con l’accettazione di tutti i documenti rilasciati dallo Stato Italiano, non solo passaporti e carte di identità, ma anche tesserini emessi dalle amministrazioni statali, purché equiparabili ad una EU/EEA National Identity Card. Ministri e parlamentari italiani possono volare con le carte AT/BT, ma rimangono esclusi tesserini professionali, licenze di pesca o patenti di guida.