CHI VA E CHI VIENE

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L'AEROPORTO DEL MESE

LA COMPAGNIA DEL MESE

chreag-richard.jpg“Noi non possiamo sopravvivere, a meno che non riduciamo drasticamente i costi e aumentiamo la produttività. Oggi, nel settore, non c'è spazio per le compagnie aeree con elevati costi unitari. Dobbiamo cambiare o morire”. Il 14 dicembre 2014 Richard Creagh, nuovo Executive Vice Chairman di Meridiana Fly e Air Italy in sostituzione del dimissionario Roberto Scaramella, ha preso carta e penna per scrivere ai sindacati coinvolti nel drammatico salvataggio della compagnia dell’Aga Khan che il futuro è low cost, o non è. Questa l’anticipazione del quotidiano La Nuova Sardegna.

 

thomas-eggert.jpgLufthansa Italia è soddisfatta del bilancio 2014: “Nei primi 10 mesi dell’anno abbiamo trasportato 5,9 milioni di passeggeri, da e per l’Italia, con le quattro compagnie del gruppo (Lufthansa, Austrian, Brussels e Swiss), con una sostanziale tenuta e metà del fatturato generata da TMC” dichiara Thomas Eggert, general manager di Lufthansa Italia. Che non rinuncia ad attaccare la joint-venture Alitalia-Etihad, con un ricorso al TAR del Lazio contro i nuovi voli AZ da Linate su Berlino e Düsseldorf (e in futuro forse anche Belgrado), in code sharing con airberlin, secondo vettore tedesco, di cui Etihad possiede il 29%.

 

livingston-logo-q.jpglivingston-sospende.jpgEra nell’aria da tempo, il destino - secondo molti addetti ai lavori - era segnato. L’atto finale della compagnia guidata da Riccardo Toto, figlio di Carlo Toto (fondatore di Air One) è sancito da un comunicato stampa pubblicato il 6 ottobre 2014 nell’home page del sito. Se ne riportano i passaggi essenziali: appare evidente che Toto attribuisca il fallimento a cause esterne (la primavera araba, il conflitto russo / ucraino, i debiti maturati con l’Aeroporto di Rimini...), senza farsi carico di molte responsabilità nella mala gestio di un vettore che (clicca qui) era reduce dalle drammatiche vicissitudini di Viaggi del Ventaglio. “New Livingston, società aeronautica specializzata nel settore dei voli charter e vettore aereo italiano a capitale privato, si vede costretta a sospendere le operazioni di volo dopo circa tre anni di attività. Cause il crollo del turismo, soprattutto del segmento vacanziero verso l’Egitto e il bacino del Mediterraneo, che ha subito un tracollo dopo la Primavera Araba e la conseguente instabilità dell’area, e la drastica riduzione di domanda per le rotte verso la Russia a causa della crisi politica in corso. Un forte calo dei ricavi è imputabile, inoltre, ad alcuni crediti non pagati quali ad esempio quelli dell’Aeroporto di Rimini, su cui la proprietà aveva puntato per il rilancio e verso cui vanta ancora un credito importante per biglietti venduti. L’insieme di questi fattori, cui si somma una rigidità non usuale che ha caratterizzato l’azione di alcuni enti e società nazionali, non ha consentito a New Livingston di sostenere l’attività, nonostante tutti i tentativi fatti per continuare le operazioni, sia attraverso ristrutturazioni aziendali, sia con la richiesta del Concordato in Continuità, oltre agli importanti investimenti fatti dalla proprietà. I dipendenti, le cui spettanze salariali saranno integralmente saldate, potranno usufruire degli ammortizzatori sociali previsti dalla legge, con l’obiettivo di ottenere la cassa integrazione entro ottobre 2014. ‘È una scelta di responsabilità chiudere la compagnia aerea senza debiti nei confronti dei dipendenti. La sofferta decisione che prendiamo in queste ore è conseguenza del fatto che, rispetto a soli due anni fa, non esiste oggi un mercato per poter andare avanti. Il mercato charter è stato completamente sconvolto da fattori interni, ma soprattutto dalle turbolenze internazionali’ spiega Riccardo Toto, che nel 2011 rilevò la compagnia aerea dall’Amministrazione Straordinaria”.

 

airbus-a380-q.jpgairbus-a380-grafico-q.jpg“È l’aereo più grande del mondo, l’Airbus 380-800 che Emirates impiega sulla tratta Dubai - Milano, da dicembre 2014, con tre collegamenti al giorno: 427 posti in economy, 76 in business e 14 in first. In ogni classe si può usare il telefonino e ricevere email”. L’inviata del Corriere della Sera descrive la propria esperienza sul “gigante dei cieli” e ne vien fuori una cronaca tra il comico e il surreale.

 

“L’aereo più grande del mondo, ecco come si vola” di Elvira Serra, Corriere della Sera del 14 dicembre 2014

Un minuto e mezzo per il check in al banco, quattro minuti per il controllo sicurezza, due di trenino per raggiungere i gate. Il colpo di grazia arriva al duty free, dopo aver pagato 63 dirham (poco meno di 14 euro) per due confezioni di datteri e una cartolina: il commesso si accorge di non aver applicato uno sconto speciale del 20%, quindi richiama la cliente, si scusa ripetutamente e rifà il conto; totale 50,80 dirham, 11 euro. D’accordo, ci piace vincere facile. Perché il senso del pezzo è raccontare come si vola a bordo dell’Airbus A380 che da lunedì scorso Emirates impiega in uno dei suoi tre collegamenti giornalieri nella tratta Dubai-Milano, e il viaggio lo faremo in business. La sollecitudine del venditore, però, non poteva essere prevista. Uno a zero per il Terminal 3 della compagnia di bandiera dello sceicco Ahmed bin Saeed al Maktoum, con l’area lounge più grande al mondo, venti minuti di taxi dal centro città, fiore all’occhiello di un Gruppo che non ha ancora trent’anni e che nel primo semestre dell’anno fiscale 2014-2015 ha registrato +12% di fatturato, con 23,3 milioni di passeggeri trasportati (+8%).  Manca un’ora all’imbarco, accanto al gate c’è il bar, con buffet pantagruelico. Abbandonando ogni prudenza, il piatto si riempie di pane arabo, un panino di segale alle noci, ratatouille, pesce impanato e fritto, salmone crudo, hummus, riso bianco e un fagotto di ricotta e spinaci. Spremuta d’arancia fresca (serve lucidità per scrivere il pezzo) e due donuts al cioccolato, le ciambelle di Homer Simpson. Con gli ultimi punti di felicità per il concentrato di saccarosio, i timori di eventuali attentati dell’Isis svaniscono e ci si può avviare pacificati a bordo, secondo piano, posto 14A, prima fila a destra. Il velivolo ha 427 posti in economy, 76 in business e 14 in first, ma sarà occupato, rispettivamente, da 188, quarantacinque e quattro passeggeri per classe. Alla nostra, per il benvenuto, spetta lo Champagne di ordinanza, assieme al succo di mela e alla spremuta, con un misto di noci tostate. Un sorso di Veuve Cliquot ci vuole: si tratta pur sempre di un volo inaugurale, anche se l’A380 vola già da tre anni su Roma, sempre con Emirates (che è l’unica a portare i suoi bolidi in Italia), e anche se questo modello ha già atterrato una volta a Malpensa, nel 2010, quando è cominciata la sponsorizzazione del Milan. I  primi venti minuti servono a metabolizzare i vantaggi della postazione (senza dare troppo nell’occhio per non far capire di non essere habitué della business): c’è un frigobar «privato» a destra del sedile con succo di mango, acqua minerale Perrier, naturale Voss, 7Up e Pepsi. Di fronte al sedile uno schermo LCD da 20 pollici con touch screen e tablet laterale per selezionare 1.800 canali: troppi, per non temere di perdersi qualcosa. In attesa del pranzo - una sobria vellutata di carciofi con crème fraîche e mandorle tostate, e pollo arrosto con verdure - è il momento di esplorare la lounge con il bancone a U, il divanetto a raggiera con le cinture di sicurezza e una sfacciata quantità di alcolici e tartine, tra i quali si barcamena con eleganza Laura Bionda, 31 anni di Crodo, pronta a riempire bicchieroni d’acqua a chi esagera con i drink. Il capocabina Richard Trenta, romano di 30 anni, schiera con l’altoparlante la formazione: equipaggio di 26 persone, da 16 Paesi e 14 lingue. Lui è uno dei 270 italiani fra i tremila che compongono il personale di bordo dei cinquantaquattro A380 Emirates: lavora qui da sette anni e si è appena comprato un bilocale a Dubai di fronte alla spiaggia. Dice: «Ho scelto di seguire un percorso, sono stato premiato». Irmeana Colantuono, pescarese di 39 anni, è altrettanto motivata: «L’azienda mi paga casa e bollette, abbiamo biglietti aerei scontati del 90%, più uno omaggio». Lavora in Emirates da nove anni e non tornerà in Italia. In fondo, una governante fissa a Dubai costa 400 dollari al mese: non ci sono problemi di conciliazione casa-lavoro. Dopo pranzo le luci si abbassano, per farci abituare al fuso orario, in Italia le lancette dell’orologio sono tre ore indietro. Si può usare il telefonino in ogni classe di viaggio e infatti appena lo accendo squilla, ma sul display compare il numero della banca e mi guardo bene dal rispondere. Le email arrivano inesorabilmente una dopo l’altra e forse era meglio quando si stava peggio e almeno in volo ci si poteva isolare dal resto del mondo. Un sms di Emirates avvisa che le tariffe saranno definite dal roaming e chiede di tenere bassa la suoneria. E così, a 12.192 metri di altitudine, 888 chilometri l’ora e -60 gradi fuori dal finestrino, dopo aver oltrepassato Istanbul, faccio la mia telefonata ad alta quota. In realtà ne devo fare tre, prima che qualcuno risponda: meno male che non stavamo precipitando. Giù in economy i passeggeri dormono, distesi anche su tre sedili. I quattro che viaggiano in First, invece, avranno potuto fare più di un passaggio nelle due docce Spa, dove si può stare 25 minuti e l’acqua scorre per 5. Chiedono spesso di entrarci in coppia, ma non si può: in caso di decompressione c’è solo una mascherina. A bordo dell’A380 si nasce (un bimbo è stato chiamato EK), si muore (sempre più anziani emigrati desiderano fare l’ultimo viaggio verso casa) e ci si fidanza (ad agosto Stuart ha fatto la proposta di matrimonio a Victoria nella lounge). A noi (per fortuna) non è successa nessuna delle tre cose. Atterriamo alle 19.25 senza rendercene conto, il pilota Francesco Guida, 13 mila ore di volo e due vite precedenti in Aeronautica e in Alitalia, ammorbidisce il rientro. Fuori c’è un unico sportello per il controlli passaporti Ue, piove a dirotto e il parcheggio coperto è allagato. Ma è l’Italia, bellezza, e tu non ci puoi far niente!

 

valeria-rebasti-q.jpgRemo Vangelista, direttore del trade magazine TTG Italia, dedica una bella intervista a Valeria Rebasti, Commercial Country Manager Volotea Italia, a lungo redattrice di questa newsletter. La riportiamo integralmente, la fonte è qui.
 
Valeria Rebasti è un’autentica giramondo che guida da qualche stagione Volotea in Italia. La compagnia aerea a basso costo che sta conquistando fette di mercato in maniera inesorabile. Lei si siede e tiene stretta il suo PC  “perché il mio mondo è tutto racchiuso in questa macchina”. Torino, colazione in centro nello storico Baratti a conversare di come cambia il mondo low cost. Partendo dalla scommessa di Go dell’amata Barbara Cassani, passando dagli anni vissuti negli Stati Uniti,  per chiudere con l’Argentina.

In molte occasioni mi pare di essere una pallina da ping-pong. Sempre in movimento.
Si può dire che ormai è la persona con maggiore esperienza nel mondo del low cost?
Diciamo che dal 1999 a oggi ho assistito alla rivoluzione del trasporto aereo.
Partiamo da quell’anno e da Go?
Grande momento. Era tutto nuovo e ricordo con grande piacere Barbara Cassani. Il nostro general manager che cambiò il settore.
Aveva un marcia in più.
Si, era un fuoriclasse. Riuscì a imporre Go sul mercato e in seguito ha lavorato anche per le Olimpiadi di Londra e faceva parte del board di Vueling.
In mezzo tra Go e Volotea ci sono state sette stagioni alla corte di Jet.2, un altro vettore low cost.
Ho aperto numerose rotte e ottenuto belle soddisfazioni. Ora con Volotea si fa più difficile perché il settore low cost è affollato. Però ci stiamo difendendo molto bene e abbiamo qualche punto a nostro favore.
Tipo?
Abbiamo due basi italiane con Palermo e Venezia. Cambiano i rapporti con il personale di scalo e si tratta anche con gli equipaggi.
Risultati?
Volotea ha trasportato 1,4 milioni di passeggeri a livello internazionale nell’esercizio 2013. Il 45% dei passeggeri totali è stato generato dalle rotte italiane. Non male direi.
Da Go a Volotea come è cambiato il mondo dei vettori low cost?
In maniera abissale. Però mi manca la Cassani. Aveva un carisma pazzesco e riuscì a portare in azienda anche le famiglie per collaborare al lancio di Go.
Come?
Chiese la disponibilità di tutti per tinteggiare i muri della sede di Londra durante il week-end. Ci fu una grande adesione e al momento di dare il via ai lavori si presentò anche lei con i figli. Tutti pronti a dare una mano.
Mi dica tre cose che ha visto cambiare negli ultimi dieci anni?
I vettori low cost sono tornati al trade. Dopo la rigidità iniziale siamo passati all’assegnazione del posto e infine l’attenzione al cliente. Adesso stanno investendo tutti. Anche Ryanair.
È vero che Volotea sta aumentando il prezzo medio di vendita?
Il biglietto medio dei vettori a basso costo sta salendo, ma la differenza la fanno sempre le vendite nel segmento ancillary.
Intanto state cercando tutti la collaborazione dei tour operator…
Non è facile perché i t.o. pretendono di poter ottenere condizioni impossibili.
Con le agenzie di viaggi invece come va?
Bene, i rapporti migliorano e i risultati arrivano.
Quando smetterà di viaggiare e lavorare con i low cost?
Mi dedicherò al mondo della moda. Mi piacerebbe cambiare settore.
Intanto?
Nel tempo libero e nei viaggi di lavoro leggo libri. Ma deve essere un libro cartaceo, ho bisogno di toccarlo.
Il suo viaggio perfetto?
L’ultimo. Sono stata in Argentina. Paese fantastico.
Lei ha molti amici nel mondo delle compagnie aeree?
Una sola amica vera, Letizia Orsini. Eravamo insieme in Go. Che squadra, che tempi...